L’identità di genere. Note a margine del ddl Zan

don Pierluigi Nicolardi

L’attuale dibattito sul ddl Zan, come è possibile comprendere, va ben oltre la questione legata all’estensione della Legge Mancino rispetto alla discriminazione; in un recente documento la Congregazione per l’Educazione Cattolica riconosce e sottolinea come punto di incontro con le ricerche sul gender quei processi educativi che «hanno la condivisibile e apprezzabile esigenza di lottare contro ogni espressione di ingiusta discriminazione»[1]. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia, scrive a riguardo:

«ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza»[2].

La questione, tuttavia, è riconducibile ad almeno tre ordini di problemi. Il primo è, come già accennato all’inizio del presente lavoro, che il ddl punta ad inserire nell’ordinamento giuridico italiano alcune definizioni che non fanno chiarezza lessicale, bensì forzano la mano rispetto ad alcuni processi culturali che mirano alla separazione tra sesso biologico e genere, una destrutturazione della persona che non trova fondamento nell’antropologia cristiana.

«I presupposti delle suddette teorie sono riconducibili a un dualismo antropologico: alla separazione tra corpo ridotto a materia inerte e volontà che diviene assoluta, manipolando il corpo a suo piacimento. Questo fisicismo e volontarismo danno luogo al relativismo, ove tutto è equivalente e indifferenziato, senza ordine e senza finalità. Tutte queste teorizzazioni, dalle moderate alle più radicali, ritengono che il gender (genere) finisce con l’essere più importante del sex (sesso). Ciò determina, in primo luogo, una rivoluzione culturale e ideologica nell’orizzonte relativista, e in secondo luogo una rivoluzione giuridica, perché queste istanze promuovono specifici diritti individuali e sociali»[3].

Per rispondere efficacemente alle istanze – talvolta alle provocazioni – che vengono delle teorie e delle ideologie gender, a mio parere, sarà necessario uscire dalle secche del dualismo diversità/unità e dalla logica della dialettica conflittuale per ricomprendere la diversità, connessa alla complementarietà dei due sessi, come rispondente a due esigenze: il disegno di Dio sull’umanità e la vocazione intrinseca alla natura stessa dell’uomo e della donna in quanto maschio e femmina.

Il secondo ordine di problemi è legato alla libertà di opinione; l’art. 4 del ddl Zan, pur riconoscendo «la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee o alla li­bertà delle scelte»[4], introduce un elemento di discrezionalità tale da mettere in dubbio la libertà stessa di espressione. Il testo in esame al Senato, infatti, continua con l’inciso: «purché non idonee a de­terminare il concreto pericolo del compi­mento di atti discriminatori o violenti»[5]; la discrezionalità è tale da lasciare spazio ad ampi margini di interpretazioni e non assicurare ciò che una legge dello Stato deve garantire, la certezza del diritto[6].

L’ultimo problema è in merito all’educazione delle giovani generazioni. Nelle scuole sono già numerosi i progetti di educazione sessuale che puntano a scardinare la diversità biologica tra uomo e donna; il ddl, con l’istituzione della giornata contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, prevede un ulteriore impulso dato alle scuole nella promozione di «cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa» per sostenere la lotta alla discriminazione di genere, finendo col diventare dei percorsi di rivendicazione di posizioni ideologiche che affermano non già la bellezza della diversità, bensì l’indifferenza sessuale; papa Francesco, in un discorso all’Accademia per la Vita, afferma:

«Invece di contrastare le interpretazioni negative della differenza sessuale, che mortificano la sua irriducibile valenza per la dignità umana, si vuole cancellare di fatto tale differenza, proponendo tecniche e pratiche che la rendano irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane. Ma l’utopia del “neutro” rimuove ad un tempo sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita»[7].

Mentre il dibattito parlamentare viene riacceso dalla calendarizzazione del ddl Zan al Senato, nelle piazze virtuali continua la corsa a sostegno dell’ideologia sottesa a tale intervento normativo; basti pensare alle maratone social con l’hashtag #ddlzan o alla polemica relativa al discorso del rapper Fedez sul palco del concerto del Primo Maggio. Il mondo dello spettacolo e della moda[8], infatti, sta avendo un ruolo di moral suasion sullo stesso Parlamento perché, in tempi stretti, possa essere approvato il ddl Zan; ma la pressione mediatica, per quanto insistente e persuasiva, è solo ideologica, vuota e priva di ogni argomentazione antropologica.

Ogni discorso sull’identità sessuale non può prescindere, come vorrebbe l’ideologia gender, dal dato biologico, per quanto questo non esaurisca l’originalità della persona umana; la persona è una «totalità unificata», «anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale»[9], e per tale non è intellettualmente onesto considerare il corpo come una sorta di “campo neutro”.

In una nota, la Conferenza Episcopale Italiana, per riconoscendo la necessità di tutelare ogni persona da discriminazioni di ogni sorta, afferma che

«una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna»[10],

e auspica sul tema un dialogo aperto e non pregiudiziale. Il dibattito sul ddl Zan rinnova per la Chiesa l’impegno di annunciare il Vangelo della famiglia e di promuovere percorsi educativi che sostengano

«una ecologia pienamente umana e integrale» attraverso la quale la donna e l’uomo riconoscano «il significato della sessualità e della genitalità in quell’intrinseca intenzionalità relazionale e comunicativa che attraversa la loro corporeità e li rimanda l’uno verso l’altro mutuamente»[11].


[1] Congregazione per l’Educazione Cattolica, «Maschio e femmina li creò». Per una via di dialogo sulla questione gender nell’educazione, 02 febbraio 2019, n. 15

[2] Francesco, Esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia, 19 marzo 2016, n. 250.

[3] «Maschio e femmina li creò», n. 20.

[4] Art. 4 ddl Zan.

[5] Ivi.

[6] Per un approfondimento, si rimanda all’intervista a A. Gambino, presidente dell’Associazione Scienza&Vita. https://www.romasette.it/omotransfobia-effetti-problematici-su-certezza-del-diritto-e-liberta-di-espressione/  

[7] Francesco, Discorso ai partecipanti all’Assemblea generale dei membri della Pontificia Accademia per la Vita, 05 ottobre 2017, n. 3.

[8] Si legga l’articolo di promozione di Hugo Boss sul quotidiano più venduto in Italia dal titolo del tutto evocativo Una moda fluida in un mondo fluido. https://www.corriere.it/studio/Hugo_Boss-LF1-gender-fluid.shtml?cmpid=SM_facebookHB1&fbclid=IwAR1YMpuiU-barLIxrgLDPjzKiqtVPyHZ5e1tWBbiWNYxhBtO43GP5Yv_CBs&refresh_ce-cp

[9] Giovanni Paolo II¸ Esortazione apostolica Familiaris consortio, 22 novembre 1981, n. 11.

[10] https://www.chiesacattolica.it/nota-della-presidenza-cei-sul-ddl-zan-troppi-i-dubbi-serve-un-dialogo-aperto-e-non-pregiudiziale/

[11] «Maschio e femmina li creò», n. 35.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: