RIMANERE IN CRISTO PER AMARE E VIVERE NELLA GIOIA

di don Pierluigi Nicolardi

In questa domenica, IV di Pasqua, la liturgia ci propone la continuazione del vangelo di domenica scorsa, il passaggio nel quale Gesù – in un dialogo cuore a cuore – esprime il rapporto tra sé e i suoi discepoli nell’immagine della vite e dei tralci. 

Lo sfondo di questa relazione vitale tra vite e tralcio diventa la condizione per comprendere quanto egli ha ancora da dire ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore». C’è una analogia nei legami tra Padre-Figlio e Gesù-discepoli: l’amore.  Come Gesù è amato dal Padre e rimane nel suo amore, così i discepoli sono amati da Gesù e sono chiamati a rimanere nel suo amore.

La condizione per rimanere in quell’amore vitale è una sola: osservare i comandamenti; non si tratta tout court dell’adesione esterna ad un sistema di norme, di decreti e di tradizioni. Gesù, infatti, richiama l’attenzione dei suoi nuovamente verso la sua obbedienza ai comandamenti del Padre: «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». E l’obbedienza di Gesù si realizza nell’amore, quello stesso amore che lo lega al Padre e che si manifesta nei nostri confronti con il dono totale di sé.

Ecco perché specifica che osservare i suoi comandamenti significa amare, ma non in maniera generica; Gesù ci dice che la maniera cristiana dell’amore non è un generale senso di benevolenza nei confronti del prossimo, non una sorta di filantropia. Gesù ci chiede di amare nella concretezza e con un modello ben preciso: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Quel termine di paragone – «come io ho amato voi» – cambia radicalmente l’orizzonte dell’amore cui siamo chiamati ad essere testimoni; il cristiano deve imparare ad amare con la stessa intensità con la quale ci ha amati il Cristo, ossia con un amore totale. All’inizio dei discorsi di addio, l’evangelista, introducendo la cena e la lavanda dei piedi, annota: «Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1). In questo inciso c’è il termine e il modello dell’amore cristiano, un amore che trova il suo compimento nella croce. Se amiamo nella forma che ci ha insegnato e ha vissuto Gesù, allora la nostra gioia sarà piena perché, scrive s. Bernardo di Chiaravalle, «Dove è amore non c’è fatica, ma gioia» (De diligendo Deo).

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