Domenica delle Palme: il grido di Gesù, solidale con l’umanità

don Pierluigi Nicolardi

La liturgia di questa domenica delle Palme ci richiama al silenzio, lo stesso silenzio che abbiamo fatto subito dopo l’annuncio della morte di Gesù. Per continuare la nostra riflessione e coltivare questo silenzio voglio mettere in evidenza alcuni aspetti.

Anzitutto l’atteggiamento della folla. Gli abitanti di Gerusalemme acclamano con ramoscelli di ulivo e canti di gioia l’arrivo di Gesù, accolto come re; ma quelle grida di esultanza, di là a poco, si tramutano in grida di rabbia quando, gli stessi gerosolimitani chiederanno a Pilato di mettere a morte il “Re dei Giudei”. Come gli abitanti di Gerusalemme, anche noi talvolta abbiamo lo stesso atteggiamento volubile, facendo la fortuna o la condanna delle persone, mossi soli dall’umore del momento o sobillati da qualcuno, come i capi dei sacerdoti. Si pensi a quanto avviene sui social media, ai cosiddetti hater, che istigano violenza e odio contro le persone, soprattutto più deboli e vulnerabili.

Il secondo atteggiamento che metto in evidenza è di Gesù. Egli, prima di morire, dice a gran voce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato» (Mc 15,34). Questo grido ha una duplice valenza:

  • Sulla croce muore l’uomo-Gesù. Egli, nel dolore del supplizio della croce, sperimenta la solitudine e l’abbandono, anche da parte di Dio. In quel grido l’Uomo della Croce abbraccia tutti gli uomini e le donne che vivono e sperimentano l’abbandono. L’Uomo dei dolori è solidale con l’umanità anche in questo tempo di pandemia nel quale in tanti lottano contro la morte nella solitudine; è solidale con chi è vittima della crisi economica, di chi è morsa dell’usura e della violenza. Gesù abbraccia l’umanità e si fa portavoce del suo grido di abbandono.
  • Sulla croce muore il Figlio di Dio. Quel grido non è segno di disperazione; più che l’abbandono di Dio, Gesù rappresenta colui che si abbandona in Dio. Il Salmo 22 non esprime solo il dolore, ma è anche una apertura di speranza. La lettera agli Ebrei dice: «Nei giorni della sua vita terrena Egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono in lui, venne esaudito» (Eb 5,7). Il Figlio di Dio invita questa umanità che vive nella morsa della disperazione a vivere nell’abbandono in Dio perché, come Gesù sulla croce, possa essere esaudita e vivere nella speranza della risurrezione.

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