ATTIRATI DA GESÙ, SALVATI CON L’ANTIDOTO DELL’AMORE

don Pierluigi Nicolardi

Questa domenica, quarta di quaresima, è la domenica laetare, della letizia. La liturgia, con il segno dei paramenti rosacei e con le antifone della s. Messa, invita a rallegrarsi perché la redenzione è ormai vicina.

Il Vangelo riporta un passaggio del lungo incontro tra Gesù e Nicodemo; è significativo che l’incontro con quest’uomo, membro del Sinedrio, avvenga di notte. Al di là delle motivazioni personali di Nicodemo – ossia evitare che gli altri membri sapessero dell’incontro con Gesù – la notazione temporale della “notte” dice soprattutto di una condizione spirituale dell’umanità: immersi nelle tenebre dell’errore e del peccato, tutti dobbiamo compiere un percorso di illuminazione e rinascere dall’alto.

Gesù invita Nicodemo a rinascere da acqua e da spirito, ad essere un uomo nuovo, rinnovato e illuminato dalla grazia. A questo pio israelita, che nella notte dell’anima si pone in ricerca della verità, Gesù consegna un segno: il serpente innalzato. Il riferimento biblico è all’episodio narrato dal libro dei Numeri (cf. Nm 21); il popolo di Israele, dopo una vittoria contro i Cananei, si ribella contro Dio il quale, per correggerli manda dei serpenti velenosi. L’intercessione di Mosè storna la collera di Dio il quale chiede proprio a Mosè di realizzare un serpente di rame e metterlo in cima al suo bastone: chiunque avesse guardato il serpente di rame avrebbe trovato salvezza dal veleno.

Gesù, nel dialogo con Nicodemo, riprende l’immagine del serpente innalzato facendo comprendere che, se il serpente di rame guariva dal morso velenoso, molto di più il Figlio dell’Uomo innalzato sulla croce avrebbe salvato per la vita eterna tutti coloro che sono morsi dal veleno del peccato.

Come gli israeliti, anche oggi siamo invitati ad alzare lo sguardo per intercettare il cielo e lì, tra cielo e terra, fissare l’attenzione a Colui che è innalzato, che ci attira a sé risollevandoci dalla polvere della nostra condizione umana, dalla miseria del peccato. Gesù ci invita ad alzare lo sguardo; fino a che avremo gli occhi fissi verso la terra allora vedremo solo la nostra finitezza, i nostri limiti, i peccati, le nostre vulnerabilità. Dobbiamo invece alzare lo sguardo per intercettare lui, l’unico nel quale c’è salvezza. In Gesù, l’uomo innalzato sulla croce, troviamo anche noi forza di elevarci verso il cielo.

Anche nella vita di coppia può capitare spesso di essere presi, come gli israeliti, dai morsi velenosi della gelosia o della delusione; talvolta ci paralizzano l’abitudine o la stanchezza di un cammino insieme che, da anni, si trascina senza mai slanci entusiasti. Gesù fa lo stesso invito anche a noi, coniugi stanchi e delusi: rinascere nuovamente e guardare a Lui, innalzato. Rinascere, nel senso di riscoprire l’amore di un tempo, i motivi del nostro essere ancora qui, nonostante tutto. Guardare a lui, amore crocifisso, come modello alto di un amore che di dona e arde di passione, nonostante le nostre tiepidezze. Come il serpente per gli ebrei, Gesù innalzato sulla croce ci dona il suo amore, quell’antidoto a quei veleni che pian piano, talvolta, paralizzano il cammino della coppia; guardare in alto, insieme verso Gesù, ridona vita e risveglia l’amore.

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