Trasformati dalla luce di Cristo

di don Pierluigi Nicolardi

Il nostro cammino di quaresima incrocia un importante momento della vita di Gesù, la trasfigurazione. A circa metà del vangelo secondo Marco, a metà del percorso verso il compimento del mistero pasquale, Gesù prende con sé tre dei suoi discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni e li porta con sé sul monte Tabor. La trasfigurazione non segna solo un momento importante per Gesù, ma anche e soprattutto per i discepoli di ogni tempo; essi sono chiamati, dopo la purificazione nel deserto delle tentazioni, a salire sul monte, al luogo dell’intimità con Dio.

Nella tradizione ebraica, infatti, il monte è il luogo della presenza di Dio, la shekinah. Gesù, mostrandosi trasfigurato, non solo dà anticipazione ai discepoli della gloria della risurrezione, ma consegna loro un importante messaggio: la trasfigurazione è segno che Dio ha annullato ogni distanza tra Dio e l’umanità, che il tempo della divinizzazione è già iniziato con la presenza nel mondo di Gesù. Sul Tabor, infatti, l’uomo sale e Dio scende fino a dissolvere ogni distanza.

È scritto nei testi rabbinici:

Rabbi Jose dice: la Shekinah non è mai discesa in basso, né Mosè ed Elia sono mai saliti in alto, come sta scritto: il cielo è il cielo del Signore; la terra la diede agli uomini (Sal 115,16).

– Non è discesa in basso la Shekinah? Eppure sta scritto: Il Signore discese sul monte Sinai (Es 19,20).

– Dieci palmi più in su.

– Eppure sta scritto: In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi (Zc 14,4).

– Dieci palmi più in su.

– Non sono saliti in alto Mosè ed Elia? Eppure sta scritto: Mosè salì verso Dio (Es 19,3).

– Dieci palmi più sotto.

– Eppure sta scritto anche: Ed Elia salì nel turbine verso il cielo (2Re 2,11).

– Dieci palmi più sotto.

Nel nostro percorso di quaresima, nel pieno di questo tempo così difficile che è la pandemia, la trasfigurazione è segno chiaro ed inequivocabile della speranza; Dio non è lontano da noi, ma nel Cristo trasfigurato di dice che, nonostante la tribolazione, la sofferenza, la persecuzione e la morte, c’è un destino di gloria che attende tutti noi. C’è una luce che annulla il buio e che preannuncia che la liberazione è davvero vicina. Un autore contemporaneo scrive: «Tutto il nero di tutto il carbone del mondo, a questo sole non ci può tingere manco un raggio!» (M. Perrotta, Emigranti Èspress); Cristo nella trasfigurazione realizza la profezia di Zaccaria: è lui il sole che sorge per rischiarare le tenebre di ogni tempo, anche del nostro presente.

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