IN PIEDI, PER SERVIRE DIO E I FRATELLI

di don Pierluigi Nicolardi

Uno dei miracoli meno complessi è certamente quello che Gesù compie nel vangelo di questa domenica, V del tempo ordinario. Ci affascina sempre leggere di Gesù che riporta in vita i morti o che dischiude orecchi e occhi a sordi e ciechi, che fa parlare i muti o camminare i paralitici; ci affascina perché, in fondo, anche oggi rivolgiamo a lui tante preghiere perché possa aiutare nostri cari e amici a vincere difficoltà e malattie. Ci disorienta, invece, leggere con tanta enfasi la guarigione della suocera di Pietro da una banale febbre.

In realtà, questa guarigione va letta con più profondità; anzitutto, nel contesto della predicazione e dell’attività nella vita pubblica di Gesù: predicare e guarire sono le due attività prevalenti di Gesù che esprimono la sua missione e solidarietà con gli uomini e le donne di ogni tempo. Benedetto XVI, nella preghiera dell’Angelus del 05 febbraio 2012, disse che «le malattie sono un segno dell’azione del Male nel mondo e nell’uomo, mentre le guarigioni dimostrano che il Regno di Dio, Dio stesso è vicino». L’azione di guarigione e la predicazione del Regno sono il segno che «Gesù Cristo è venuto a sconfiggere il Male alla radice, e le guarigioni sono un anticipo della sua vittoria, ottenuta con la sua Morte e Risurrezione».

Non solo. La guarigione dalla febbre, nello specifico, va compresa nel contesto di quanto l’evangelista Marco descrive; la suocera di Pietro, a casa della febbre, è «a letto», ossia incapace di mettersi in piedi. Gesù, prendendola per mano, la rimette in piedi. È qui la bellezza del significato del gesto: l’evangelista usa il verbo della risurrezione eghéiro, mettendo in evidenza come il peccato ci rende incapaci di stare al mondo da risorti, cioè in piedi. Ma non basta; Marco annota che la donna, appena risanata dalla sua incapacità di stare in piedi, si mise a servirli. Ogni miracolo che Gesù compie ha a che fare non con la guarigione fisica soltanto, ma anche e soprattutto con la fede della persona.

Quando il Signore agisce nella nostra vita ci rimette in piedi! Egli ci ridona la dignità perduta col peccato e ci porta nella posizione dei figli di Dio, dei risorti. E una volta che abbiamo recuperato la nostra dignità filiale, allora non possiamo non metterci, come la suocera di Pietro, a servizio di Dio e dei fratelli.

Ma l’azione nei confronti dell’umanità ferita è incessante; giunta la notte, egli continua a guarire e a liberare gli uomini e le donne che gli conducevano, mostrando tutta la sua potenza e compassione che proveniva dal suo rapporto intimo e profondo con il Padre. L’evangelista annota, infatti, che uscito di buon mattino, si ritirava in luoghi deserti a pregare.

Già! Non è magia quella di Gesù, ma compassione per gli uomini e le donne di ogni tempo che nasce dalla profonda comunione con il Padre.

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