Ecce Agnus Dei! Discepoli dell’Agnello

don Pierluigi Nicolardi

In queste prime domeniche dopo il tempo di Natale assistiamo ancora ad alcune “epifanie”; domenica scorsa, Battesimo del Signore, abbiamo ascoltato due serie di manifestazioni, quella di Giovanni che presentava Gesù come l’uomo forte e lo sposo, e la doppia teofania, dello Spirito Santo e della voce del Padre.

Oggi ritorna protagonista Giovanni Battista, nelle prime battute del Vangelo di Giovanni; a lui, il testimone (cf. Gv 1,7-8), il compito di manifestare l’Agnello di Dio al popolo ebraico.

Prima di fare qualche riflessione su questa pericope evangelica, è bene soffermarsi su alcuni importanti elementi strutturali dei primi due capitoli del quarto vangelo. L’evangelista apre il Vangelo con uno sguardo contemplativo – il prologo (1,1-18) – poi dà spazio a colui che nel prologo è chiamato testimone, Giovanni Battista. È interessante notare come l’autore sacro ritmi questi primi due capitoli con una struttura temporale scandita da 7 giorni. Emerge, infatti, una forte analogia tra il racconto della creazione e questa ri-creazione proposta da Giovanni. Come nella Genesi, anche Giovanni inizia con l’espressione «In principio – en arché»; e come in Genesi c’è la parola che crea (dābār), anche in Giovanni c’è la Parola che si fa carne. Al prologo seguiranno poi sei giorni:

  1. Il primo giorno è quello della confessione di Giovanni Battista;
  2. il secondo giorno (il giorno dopo) è quello nel quale Giovanni incontra Gesù e lo indica come l’Agnello di Dio;
  3. il terzo giorno (il giorno dopo) Giovanni indica ad Andrea e all’altro discepolo Gesù come Agnello di Dio;
  4. il quarto giorno (il giorno dopo) Gesù incontra Filippo e Natanaele.
  5. Tre giorni dopo avviene il segno a Cana di Galilea. Secondo il computo dei giorni nella tradizione ebraica questo sarebbe il 6° giorno, quello che nella Genesi corrisponde alla creazione dell’uomo e della donna. Nel 6° giorno Gesù è sollecitato da Maria a compiere il segno a Cana, ma Egli risponde che «non è ancora giunta l’ora» (cf. Gv 2,4), non si è ancora nella pienezza del tempo. Eppure Egli stesso è il settimo giorno, la pienezza e il compimento; ecco perché compie il segno in questo contesto sponsale manifestando la sua gloria e inaugurando i tempi nuovi.

In questo contesto è inserito l’episodio della chiamata dei primi discepoli. Nella scansione temporale di questi primi capitoli, siamo al terzo giorno; Giovanni Battista il primo giorno parla di Gesù, lo testimonia, pur non avendone ancora fatta esperienza personale. Il giorno seguente lo incontra e lo indica ai giudei come colui che può togliere il peccato del mondo. Il giorno seguente, il terzo appunto, lo indica nuovamente come l’Agnello di Dio, questa volta a due dei suoi discepoli.

«Giovanni era ancora là», a Betania, al di là del Giordano, luogo della sua predicazione e della sua azione come battista; e con lui ci sono due discepoli, Andrea, fratello di Simone, e un altro discepolo. Sull’identità di quest’ultimo ci sono diverse ipotesi:

  1. potrebbe essere Filippo, che incontrerà poi nuovamente il giorno dopo insieme a Natanaele;
  2. secondo alcuni sarebbe il discepolo che Gesù amava;
  3. secondo altri, soprattutto della scuola dell’esegesi narrativa, il non citare il nome dell’altro discepolo sarebbe un espediente letterario per coinvolgere il lettore nel racconto (cf. Lc 24,18).

Il Battista, per indicare Gesù, utilizza il titolo cristologico “Agnello di Dio”; egli, parlando ai Giudei, evoca almeno due immagini dell’Antico Testamento:

  1. l’Agnello pasquale (cf. Es 12,1-14). Gesù è il vero Agnello, colui che, senza difetti e senza macchia (cf. 1Pt 1,19), è immolato per la salvezza di tutti; mentre il sangue dell’agnello dell’antica alleanza segnava gli stipiti delle porte degli ebrei, il sangue del vero Agnello segna i salvati (cf. Ap 7,4-14).
  2. Il capro espiatorio (cf. Lev 16,5-10). Giovanni Battista il giorno prima specifica che l’Agnello è «colui che toglie i peccati del mondo». Come il capro espiatorio, Gesù è caricato del peccato di molti e sacrificato per la nostra salvezza.

All’indicazione di Giovanni, i discepoli si mettono alla sequela di Gesù. È bello pensare che si realizza quanto aveva predicato Giovanni: all’udire la voce, i discepoli seguono la Parola. Il cristianesimo trova la sua essenza in questa breve sequenza di eventi: un testimone annuncia e indica Gesù, chi ascolta si mette alla sua sequela. Scrive Benedetto XVI: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì un incontro con un avvenimento, con una Persona, cha dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione definitiva» (Deus caritas est, n. 1). È quello che sperimentano Andre a l’altro discepolo: essi non incontrano una filosofia, ma la Sapienza stessa, ne fanno esperienza e inizia per loro una vita nuova.

Questa vita nuova è segnata dallo sguardo amorevole di Gesù che guarda, ama e chiama. E chiama rivolgendo loro una domanda: «Che cosa cercate?». L’umanità ha sempre sete di conoscere ed è significativo che Gesù, all’inizio di questo incontro, ponga proprio una domanda di senso. Tutta la nostra vita è ricerca dell’Uno, del Bene e del Vero, e proprio l’Uno, il Bene e il Vero suscita la ricerca.

La risposta dei discepoli non si fa attendere: «Rabbì, dove dimori?»; l’umanità cerca Dio come Dio, agli inizi dei tempi, cerco l’uomo nel giardino e, mentre l’uomo si nascose (cf. Gen 3,9), Dio invita a seguirlo e a lasciarsi trovare. Il profeta Isaia dice: «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino» (Is 55,6), egli non si nasconde, ma viene incontro a noi. «Venite e vedete» è la risposta di Gesù che invita i discepoli a seguirlo e a fare esperienza di lui, a stare con lui.

L’evangelista Giovanni, con minuzia di particolari, annota l’ora dell’incontro: «era l’ora decima». L’incontro con Gesù rimane indelebile nel cuore dei discepoli; il giorno atteso da sempre giunge nell’ora della compiutezza, l’ora decima. La Legenda Aurea di Jacopone da Varazze associa l’ora X alla profezia del martirio di Andrea, la morte sulla croce decussata (X).

L’incontro con il Messia non resta nell’intimo del cuore dei discepoli; come il Battista, anche Andrea diviene incontenibile testimone di Gesù e corre dal fratello Simone ad annunciare di aver incontrato il Messia. Usando questo titolo, Andrea presenta Gesù come l’atteso dell’uomo, colui che può dare risposta alla ricerca di senso.

Gesù, fissando lo sguardo su Simone, lo chiama per nome e poi gli dà il nome nuovo: «Ti chiamerai Cefa». È il nome che conosce solo Dio, quello della nostra vocazione e missione; Gesù, pronunciandolo, invita anche Pietro ad una nuova esistenza.

Anche noi siamo invitati ad ascoltare la voce dei testimoni e a lasciarci penetrare dallo sguardo amorevole di Gesù che pronuncia il nostro nome nuovamente chiamandoci ad una vita nuova alla sua sequela.

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