“E ti vengo a cercare…”

don Pierluigi Nicolardi

Cari fedeli,

in questa notte santa abbiamo sentito risuonare l’annuncio gioioso dell’Angelo ai pastori: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore».

È bello sentire queste parole, «Non temete», soprattutto dopo aver vissuto questi giorni di novena nei quali abbiamo a lungo riflettuto sulle paure che talvolta oscurano i nostri cuori e annebbiano anche il nostro agire. Le paure, infatti, quasi ci incatenano, ci paralizzano come fossimo nel buio, incapaci di muovere i passi verso il futuro e verso il bene.

«Non temete» è la prima Buona Notizia che giunge a noi questa sera, in un tempo nel quale niente sembra parlare con accenti di speranza. Il virus e le paure che da esso ne provengono hanno cercato di soffocare il canto, ma gli angeli, in questa notte santa, hanno rinnovato il loro appuntamento con l’umanità e, puntuali come mai, anzi… in anticipo, ci spronano a non avere paura, ma a continuare a fidarci di Dio, del Dio fedele che rinnova le sue promesse. Mi piace pensare che l’anticipo dell’orario della messa non sia stato una sorta di “causa di forza maggiore” imposta dal cosiddetto coprifuoco; penso piuttosto che gli angeli in cielo avessero davvero fretta di recare il lieto annuncio: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore».

Cari amici, non abbiamo paura di nulla, allora! Senza minimizzare i rischi sanitari, tuttavia alziamo lo sguardo e lasciamoci raggiungere da questo canto melodioso di Angeli. Come tenebra, il male sembra voler spegnere la speranza, ma anche quest’anno «per noi», ricorda ancora l’Angelo, è nato il Salvatore, Cristo Signore!

Mi piace pensare che, dopo il canto dolce e melodioso degli Angeli, se sintonizziamo le orecchie del cuore, riusciremo ad ascoltare anche il canto del Bambino, stretto tra le braccia tenere della madre e lo sguardo dolce di Giuseppe. Non vorrei essere irriverente, ma il vagito di Gesù sembra intonare proprio una canzone di un grande maestro italiano; sembra volerci dire:

«E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare».

Il Dio lontano si fa vicino per venire a cercare noi, smarriti tra le tenebre del peccato e delle paure. Il Dio onnipotente diventa Bambino e, dalla povertà della sua nuova condizione, cerca ciascuno per riscaldare il cuore a volte infreddolito. Egli esce dal silenzio eterno e pronuncia la Parola che si fa Carne e chiede anche a noi di uscire da noi stessi, dalle nostre solitudini per compiere un’estasi d’amore, per andare verso di Lui e verso gli altri. «L’uomo – scrive K. Rahner – deve pure decidersi una volta ad uscire d’un balzo da se stesso», così come Dio è uscito “fuori di se stesso” per raggiungere noi e compiere il “mirabile commercio” che ci ha redenti.

E quando avremo compiuto anche noi l’estasi dell’amore, allora anche noi risponderemo con il canto al vagito del Dio-Bambino:

«E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza».

Anche noi, cercati da Dio, ci metteremo sulle tracce del Bambino, come i pastori a Betlemme; giunti alla capanna, incontrato il volto radioso di Gesù, inebriati della sua presenza, avremo capito meglio la nostra essenza!

Ricorda la liturgia, infatti, prendendo in prestito le parole di S. Agostino, che:

«In lui oggi risplende in piena luce
il misterioso scambio che ci ha redenti:
la nostra debolezza è assunta dal Verbo,
l’uomo mortale è innalzato a dignità perenne
e noi, uniti a te in comunione mirabile,
condividiamo la tua vita immortale».

Buon Natale, amata comunità di S. Antonio, cercati da Dio, sciogliamo le paure nel nostro più bel canto di gioia!

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