Incontro allo Sposo, perseveranti nella fede

Anche questa domenica, XXXII del Tempo Ordinario, il vangelo ci presenta una parabola, quella delle vergini sagge e delle vergini stolte. L’evangelista Matteo riporta la parabola nel quinto discorso, quello escatologico; in questa sezione le parabole raccontate da Gesù hanno lo scopo di farci comprendere come sarà il compimento del Regno.

E proprio nelle parabole escatologiche c’è un filo conduttore: il Regno si compirà in un grande banchetto di nozze. Fa riflettere – ma anche sorridere – il fatto che talvolta alcuni ci presentino “la fine del mondo” come una sorta di grande guerra, una battaglia esemplare tra bene e male, l’Armageddon.

Gesù ci invita a guardare in un’altra prospettiva. Anzitutto non ci sarà una fine, bensì un compimento; il nostro mondo va verso il fine, che è l’incontro con Dio. E quest’incontro avrà i tratti e il gusto di una festa di nozze. La battaglia contro il male e il peccato – che pure è una componente della vita cristiana – la dobbiamo vivere mentre siamo ancora pellegrini; ricorda san Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno» (2Tm 4,7-8). Non solo i profeti (cf. Is 25,6-10), ma la stessa Apocalisse riporta l’immagine del banchetto nuziale; la voce della folle immensa, infatti, prorompe di gioia e canta:

«Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore,
il nostro Dio, l’Onnipotente.
Rallegriamoci ed esultiamo,
rendiamo a lui gloria,
perché son giunte le nozze dell’Agnello;
la sua sposa è pronta
,
le hanno dato una veste
di lino puro splendente» (Ap 19,6-8).

La vita cristiana, allora, altro non è che un tempo di attesa dello Sposo, come per le vergini della parabola; l’attesa non deve essere oziosa, né imprudente. Anzi, proprio perché non conosciamo né il giorno né l’ora, dobbiamo portare con noi non solo le lampade, simbolo della nostra fede, ma anche l’olio perché esse non si spengano.

Il giorno del nostro battesimo è stato detto ai nostri genitori: «Ricevete la luce di Cristo. A voi, genitori, e a voi, padrino e madrina, è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce; e perseverando nella fede, vada incontro al Signore che viene, con tutti i santi, nel regno dei cieli». Come le vergini, in attesa di andare incontro al Signore che viene, perseveriamo e alimentiamo la lampada della nostra fede.

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